Facciamo un po’ di Memoria sul Vajont

Vajont_ridResponsabilità, memoria e costruzione di una catastrofe: così scrivevo un anno fa citando il lavoro di una grande giornalista Tina Merlin che ha lottato tutta la vita per riportare alla luce la verità sul Vajont. Non un evento della natura matrigna ma un dramma costato la vita di duemila persone, determinato dall’interesse dell’uomo e dal sopruso di Stato.

La diga del Vajont infatti venne costruita accanto ad un terreno franoso, il Monte Toc,  che come racconta  Marco Paolini, franava di suo da sempre. Milioni di metri cubi di acqua sotto un gigante d’argilla determinarono l’enorme movimento franoso che cadde come una pietra in un bicchiere d’acqua, facendo fuoriuscire dalla diga intatta quella gigantesca onda che si riversò su Longarone.

Anche per questo, come ho fatto notare con un tweet, non possiamo parlare di rischio idrogeologico, di dissesto, parlando di Vajont. La lezione di questa tragedia nella nostra storia dovrebbe ricordare che l’opera dell’uomo non può sostituirsi o piegare la natura al proprio interesse e che è ruolo proprio degli uomini di Stato, degli amministratori, impedire che cià avvenga.

Peccato che quel tweet  a cui ho risposto sia dello spin doctor digitale del nostro presidente del consiglio e  rimandi ad una lettera di Palazzo Chigi al Sindaco di Longarone. Ma chi legge non trova nessuna assunzione di responsabilità sulla costruzione di quella catastrofe, ma il lancio di “Italia sicura contro il dissesto”, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche”.

Le parole che mancano per quei 1910 morti le ritroviamo nel discorso del Sindaco di Longarone che vi invito a leggere:  il 9 ottobre è diventata Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali e le scuse di Stato sono arrivate 50 anni dopo, portate dal Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Così  scriveva Tina Merlin nel 1983:

” Oggi, dopo vent’anni in cui l’Italia e gli Italiani sono stati offesi, umiliati, tiranneggiati, uccisi in mille altre maniere, forse questa storia sembrerà una delle tante casualmente accadute. Forse più pulita di quelle che accadono oggi. Ma non è così. Assomiglia molto a quelle di oggi. E’ contrassegnata dallo stesso marchio: il potere. E dall’uso che ne fanno classi politiche e sociali”

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: