Dalla parte di Giulio

Giulio Cavalli a cento passi 2  Teatro della CooperativaC’è un’Italia giusta, un’Italia che può camminare a testa alta.

Che non distoglie lo sguardo davanti allo schifo e al marcio di questo “Bel Paese” ma nonostante tutto, guarda avanti.

Che cerca di fare quello che è sotto sua responsabilità, al meglio.

Un’Italia variegata composta da cittadini e cittadine che lottano per un onesto posto di lavoro, per vivere in salute e in un ambiente sano, che vogliono partecipare alla gestione della “cosa pubblica”, che sentono propria e non di pochi eletti. Che non vogliono rinunciare a pensare con la propria testa.

Un’Italia che non soffre di miopia e  vede bene come l’omertà  dal nord al sud sta inquinando ogni strato della penisola, contaminata in nome del profitto, delle ecomafie come da imprenditori ed amministratori pubblici senza scrupoli.

Un’Italia che non ha paura di raccontare quello che non va, di denunciare la corruzione, il servilismo, il malaffare.

Di questa Italia fa parte Giulio Cavalli, attore e autore teatrale in primis e “politicamente attivo” che sta pagando duramente la sua dirittura morale, il suo impegno culturale e sociale antimafia in Lombardia, dove le cosche e la politica corrotta agiscono e hanno agito a “cento passi dal Duomo“.

Una vita sotto scorta che si è fatta nel tempo sempre più dura.

Dalle 23 pallottole trovate prima di andare in scena tre anni fa, fino all’epilogo di questo ultimo agosto come ha raccontato a tutti noi che lo seguiamo con apprensione, oltre che a teatro, attraverso il suo blog:

Questa mattina mi sono svegliato leggendomi nelle parole del pentito Luigi Bonaventura che parla di politici lombardi informati del piano che avrebbe dovuto uccidermi. Un’altra volta: un mese fa sempre l’ex boss della cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone aveva descritto minuziosamente il piano che avrebbe dovuto uccidermi“.

Giulio, lo sappiamo, nonostante queste minacce e il silenzio delle Istituzioni, è abituato a fare nomi e cognomi, anche degli “infami”. In questi anni non ha rinunciato, nel suo racconto civile di quella Lombardia che si è “risvegliata mafiosa”, a rivendicare legalità e giustizia per tutti noi. E Giulio “non vuole imparare ad avere paura” dentro e fuori la scena.

Da buon “scassaminchia” qual’è, non ha mai smesso di dire le cose come stanno, di denunciare le mancanze dello Stato, politica e parte del mondo dell’informazione prono al “Sistema Italia”.

E questa volta tocca a noi dire da che parte stiamo, non basta applaudirlo a fine spettacolo.

Vogliamo stare zitti, vogliamo “imparare ad avere paura” o unirci a lui e a tutti gli altri che giorno per giorno non si piegano alle mafie e al malaffare?

Io lo dico chiaramente, sto dalla parte di Giulio.

E ringrazio Francesco Lanza per aver lanciato questa petizione che vi invito a sottoscrivere.

Vogliamo risposte immediate sulla sua sicurezza al Governo e ai Ministeri competenti. Un gesto normale e civile.

In un Paese che ancora non lo è.

Comments

  1. Quello che sta accadendo in questo Paese non credo abbia eguali nel mondo, forse in qualche “repubblica delle banane” che seppur di poco ci ha superato. Da una parte la criminalità rafforzata, dall’alta una politica dissoluta e scollata che sta per concludere la sua storia con quanto spero non stia per accadere. In mezzo ci siamo noi e più avanti di noi ci sono gli eroi come Giulio. Quelli veri. Non lo conosco benissimo, ma credo sia immorale per le persone oneste non essere dalla sua parte.

    • Grazie Lois. E hai ragione tu, è immorale per le persone oneste non essere dalla sua parte, che è quella non tanto di chi crede di essere nel giusto, ma racconta un mondo affinchè noi non si smetta di pensare con la nostra testa e giudizio. Ed è di quello che hanno paura le persone che lo attaccano.

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