Lampedusa. Il giorno dopo.

Papa FrancescoUna corona di fiori per gli oltre 7000 mila morti nel canale di Sicilia.

Non possiamo cancellare l’atto fortemente simbolico, come il viaggio nell’isola più africana d’Italia, di Papa Francesco.

Non è passato inosservato nel sistema mediatico, come testimonia questa rassegna stampa e l’interessante analisi dei colleghi di Lavoro Culturale.

Ma io, da semplice donna laica, spero che non sia passato inosservato nell’animo non solo dei credenti, ma dei cittadini italiani.

Nel nostro cinismo, nel nostro impoverimento economico e spirituale, nel nostro dileggio quotidiano al “clandestino” che si concretizza con atti crudeli e reali, come ad esempio la privazione di cure pediatriche per i bambini “irregolari” appena confermata dal consiglio regionale lombardo, abbiamo dimenticato, soppresso ogni “rigurgito” di pietà.

Sì, forse a differenza di tanti,  mi sento responsabile per quelle morti, per quelle madri, per quei bambini, ragazzi, uomini rimasti in fondo al mare.
Per quei cadaveri che si impigliano nelle reti dei pescatori e che vengono ributtati nelle splendide acque cristalline dove vorremmo andare in vacanza.

Così come per quei 13 Centri di Identificazione ed Espulsione, da Milano, Torino, dove scontano un’assurda prigionia uomini colpevoli, spesso, di essere nati, semplicemente, in un Paese straniero dall’altra parte del Mediterraneo.

C’è chi non ha smesso di parlarne, di raccogliere testimonianze, di mappare quelle morti in nome della dignità umana di cui ogni essere di questa Terra dovrebbe essere legittimo portatore.

Francesco a Lampedusa ha toccato la nostra coscienza e messo a nudo l’assurdità di uno Stato che si rivale sugli ultimi per il potere di pochi.
Non stiamo a guardare.

Comments

  1. Una continua e costante violazione dei diritti umani da parte di un paese, l’Italia, firmatario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo è la più grave forma di ipocrisia che possa esserci.
    Spero in una presa di coscienza, ma subito dopo provvedimenti efficaci.

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