Teatro #noslot per dire no alla dipendenza dal gioco d’azzardo

La_casa_del_sonno_fotoIl dramma dell’azzardo sta ingurgitando  la società italiana. Come ha ricordato Daniela Capitanucci, psicologa e presidente onorario  dell’Associazione Azzardo Nuove Dipendenze attiva da più di 10 anni in Lombardia e non solo (di recente hanno anche realizzato un Manuale di auto aiuto per i familiari di giocatori d’azzardo), il giro d’affari dei giochi legali è in continuo aumento. “Siamo arrivati a quota 88.571.464.313 euro, quasi 9 miliardi in più dell’anno prima (erano 79.897.085.353 euro nel 2011) e ben 27 miliardi in più all’anno rispetto al 2010 (erano 61.432.811.776 euro)”.

A fronte di entrate “sicure” per il bilancio di un Stato sempre più in bilico, ci sono i destini di centinaia di migliaia di persone con dipendenza conclatamata, bambini nel passeggino abbandonati fuori le sale gioco, ragazzi adolescenti che giocano sul web, donne anziane perse nelle sale gioco. Dal “Gratta e Vinci” quotidiano al video poker online.

La verità raccontata dagli operatori di AND è ancora più drammatica di quella che pensiamo, perchè nella disperazione di una crisi economica e sociale senza fine,  il buio della dipendenza da gioco si è insinuato tra noi, in tutte le classi sociali e a tutte le età.

Eppure, proprio da loro ho raccolto la storia di un bel progetto che ci fa sperare come si possa aiutare chi “dentro” c’è già.

Combattere la dipendenza si può. Anche con il teatro”. A parlare è Fulvia Prever psicoterapeuta, responsabile, insieme alla collega Valeria Locati, del Gruppo di sostegno psicologico “Donne in Gioco, fondato dalla sede milanese dell’Associazione Azzardo e Nuove Dipendenze.

“Il primo in Italia che dal 2010 raccoglie giocatrici problematiche, perché a dispetto dell’immaginario collettivo, l’individuo dipendente dai games, nel 40% dei casi, non è un giovane individuo maschile, bensì – conferma la dott.ssa Prever – una signora di mezza età, casalinga o pensionata, alle prese con la fatica del quotidiano e difficoltà familiari”.

Ed è proprio il racconto della vita di una donna sola non più giovane, Beniamina, che trascurata dalle figlie ormai adulte, si rifugia in una Sala Bingo, che fa da filo conduttore per “La casa del sonno”, spettacolo teatrale realizzato da “La Schicchera Teatro”, ensemble di giovani artisti sensibili a questo problema sociale, con la consulenza scientifica delle operatrici di AND.

Se nella finzione teatrale le figlie di Beniamina, faticano fino all’evidenza ad ammettere che qualcosa nei comportamenti della loro madre non va, la realtà supera tristemente la fantasia, ricorda la dott.ssa Prever: “Per le donne è più difficile chiedere aiuto, perché il sintomo viene spesso sottovalutato o negato dai familiari, semplicemente non accettato”.

Da qui l’efficacia di un metodo che usa le modalità del fare “insieme” e della rappresentazione per affrontare paure e debolezze.  “Così come durante la terapia di gruppo mettiamo in scena il rapporto con il gioco, simulando le estrazioni del lotto, le sequenze di slot e delle giocate al Bingo ed analizziamo gli atteggiamenti di ognuna”- racconta Prever – così dopo la visione dello spettacolo abbiamo raccolto le emozioni delle partecipanti che, confuse tra il pubblico, hanno rivissuto il loro passato, rivisto gli errori ”.

 “Donne in gioco” è un progetto di volontariato che può essere sostenuto nel resto d’Italia sia attraverso la rappresentazione de “La casa del sonno” sia attraverso la sua replicazione. “Dopo due anni di terapia, quasi tutte le donne del gruppo iniziale hanno smesso di giocare, sono nate diverse collaborazioni come quella con l’equipe della Gambling Clinic a Londra, dove è stato formato un altro gruppo al femminile”.

Questa storia raccolta e pubblicata su Terre di Mezzo mi sembra un giusto contributo a questa giornata italiana ( e mondiale) per dire #NoSlot e partecipare al blogging day dalle amiche blogger attiviste Sabrina Ancarola, Donne Viola, dallo psicologo Simone Feder e i colleghi di Vita, a ripensare come tutti insieme, dall’arte, dal lavoro, dall’informazione civica, dalla buona coscienza di tanti sindaci e commercianti che in questi mesi e anni hanno detto No al gioco d’azzardo, possa ripartire un Paese che ha toccato il fondo.

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