“Lettera agli amici”…buone Feste e buona Resistenza.

AuguriItalia@rosybattaglia_@batblogNon trovo altro che augurare a tutti, amici, lettori e passanti casuali di questo blog, un po’ di pace e serenità. Nella mente, in casa, in famiglia. Almeno per questi tre giorni. Poi non abbiamo tempo da perdere, dobbiamo prendere il coraggio a due mani e cercare, nel guazzabuglio politico che ci aspetta già dal 29 dicembre di poterci esprimere, votare, valutare, vigilare, chiedere, partecipare affinchè la nostra vita e quella dei nostri figli possano davvero migliorare.

Ricordando i valori della nostra bellissima Costituzione, e quanto di essa si sta facendo spregio. Quanto di bello c’è nel nostro patrimonio paesaggistico e quanto si sta distruggendo. Quanto il nostro Paese abbia pagato un prezzo umano altissimo sacrificando la salute per un lavoro di sfruttamento e ricatto e quanto occorra alzare la testa, rimboccarsi le maniche senza dimenticare però di reclamare i nostri diritti di uomini e donne di buona volontà.

Ringrazio Heidi Gaggio  e il Comitato Piazza Carlo Giuliani . Da loro ho ricevuto Biglietto Natale 12questi auguri che mi hanno aperto il cuore e confortata.

A mia volta vi invito a rileggerli. Queste parole sono state scritte da un giovane partigiano pochi giorni prima di morire, Giacomo Ulivi. Aveva 19 anni nel novembre 1944.

Cari amici,  vi vorrei confessare innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano, ma, nel passare da questo argomento di cui desidero parlarvi, temevo di apparire “falso”, di inzuccherare con un patetico preambolo una pillola propagandistica. E questa parola temo come un’offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di un esame che vorrei fare con voi.

Invece dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Ecco per esempio, quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita? (…) Benissimo, è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare non basterà; e nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica.

È il tremendo, il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per venti anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica, che mi sembra sia stato ispirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di specialisti (…) Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. (…) Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora, che nella vita politica ci siamo stati scaraventati dagli eventi. (…)

Credetemi, la cosa pubblica è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota. (…) Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, che ogni sua sciagura è sciagura nostra…per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri.

Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere. Ricordatevi siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere; che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo? (…)

Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi. Termino questa lunga lettera un po’ confusa, lo so, ma spontanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro”.

“Questa lunga lettera, mai spedita, che si può considerare il testamento spirituale di Giacomo Ulivi, fu da lui scritta nei mesi del suo forzato esilio a Modena, su 14 foglietti staccati da un taccuino e poi ritrovati dopo la sua morte, tra le pagine dei suoi libri nella sua casa di via Castel Maraldo (dal sito dell’Anpi di Modena)

Buon Natale e Buona Resistenza, Italia.

Comments

  1. Si forse hai ragione tu, ma come abbiamo potuto vedere le miserie italiane sono entrate nel nostro Natale… A questo ho pensato quando ho scritto questi auguri laici…buon 2013🙂

  2. Lascierei il Natale fuori dalle miserie italiane.

    ardovig

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