Da “Ferite a morte a “Non raccontiamocela”, contro la violenza alle donne, tutti a teatro

Forse il muro si sta crepando. Forse abbiamo qualche speranza affinché le nostre figlie e nipoti non debbano più celebrare una ricorrenza come quella di oggi, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Intanto, però, non smettiamo di rompere il silenzio, di combattere la cultura della sopraffazione alla base del femminicidio che toglie la vita, ogni giorno,  in Europa a 7 donne e che in Italia dall’inizio del 2012 ne ha sterminate più di 100.

Togliamo, però, il velo di “spettacolarizzazione” su storie di vite umane stroncate per aver reclamato indipendenza e autodeterminazione. Cerchiamo di capire, fare cultura, sensibilizzare, andare oltre, capire cosa scatta nella mente di un compagno, di un marito che si trasforma in carnefice.

Un modo per farlo, e non è una contraddizione di termini, è andare a teatro. Riunisco in una segnalazione due progetti molto importanti che spero non si esauriranno in queste giornate, ma che, mi auguro, continueranno a circolare per i teatri e le piazze di tutta Italia.

Il primo debutta stasera a Milano, al Teatro della Cooperativa. “Non raccontiamocela” forse è un happening, un racconto collettivo, tra poesia e musica, ideato e guidato da Livia Grossi, in collaborazione con Lucia Vasini, Marina Senesi, Emanuela Villagrossi, Erika Urban, accompagnate al pianoforte da Gaetano Liguori.

Una serata “interattiva” in tutti i sensi. Si potrà assistere alla proiezione di  video come “Contraddizioni” , ovvero la violenza domestica raccontata attraverso la danza, di  Elisabetta Francia (che già aveva dato la voce ai “carnefici” con il documentario “Parla con lui”). Ma anche riflettere sulla rappresentazione e la percezione della figura femminile nei media, con la ricerca di Cristina Gamberi, sul palco con alcune immagini e stralci della sua ricerca.

E se Erika Urban racconterà in “Morire di poesia” la storia di Nadja Anjouma la poetessa afgana uccisa nel 2005, in seguito alle percosse del marito perché “colpevole” di aver declamato in pubblico le sue poesie, Lucia Vasini leggerà brani tratti da “L’altra faccia della Terra” di Monica Triglia, in collaborazione con Medici senza Frontiere, storie di donne e delle operatrici umanitarie che si spendono per aiutarle. Marina Senesi, invece, come è nelle sue corde, propone “Uomini che diano le donne”, ironica rilettura del film “Uomini che odiano le donne” da un’altra angolazione. In ogni caso “Non raccontiamocela” non si esaurisce stasera. Torneremo a parlarne in occasione della seconda parte del progetto che andrà in scena il 5 febbraio 2013.

Il secondo, non meno importante, vede come protagonista Serena Dandini  che ha deciso di uscire dalla scatola televisiva e dare vita ad un progetto teatrale sempre sul tema del femminicidio, ambizioso, articolato ed esteso. “Ferite a morte”  nasce in collaborazione con Maura Misiti, ricercatrice del CNR, come “Spoon River delle donne uccise dalle donne uccise dalla violenza maschile”,  ha un proprio sito e come declama dal proprio manifestovuol essere uno stimolo, un pugno nello stomaco, un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere con una tournée nazionale l’opinione pubblica, i media e le istituzioni, creando nei vari luoghi occasioni di dibattito e discussione”.

“Ferite a morte andrà in scena in tre eventi teatrali localizzati in tre luoghi emblematici d’Italia, a significare il carattere nazionale e trasversale del fenomeno della violenza: Palermo , dove lo spettacolo ha debuttato ieri 24 novembre, Bologna, dove lo spettacolo arriverà il 30 novembre  e  Genova, dove approderà  il 9 dicembre. Ad ogni data sul palco con la Dandini donne di spicco del teatro, del giornalismo e della società civile da  Anna Bonaiuto a Lorella Zanardo, da Concita De Gregorio ad Angela Finocchiaro.

L’obiettivo è quello di sostenere fattivamente la Convenzione No More!, la rete dei centri Dire, i centri antiviolenza e le associazioni presenti nei territori. Già, perché come ricorda bene Serena  Dandini, “purtroppo nel nostro Paese, mentre parliamo della possibilità di quote rosa in politica, lo Stato ancora non difende come dovrebbe le donne sotto ricatto, molestate, sottoposte a continue minacce, violenze e fisiche e psicologiche dentro e fuori la famiglia, situazioni che, come sa chi lavora in questo campo, sono spesso l’anticamera dei delitti”.

Non possiamo non essere d’accordo con Serena quando afferma che “siamo tutte/i immersi in una cultura che non considera così importante la prevaricazione di un uomo su una donna in quanto basata su stereotipi di genere che condizionano le relazioni nella nostra società.

E’ vero “non esiste nelle scuole un’educazione ai sentimenti, agli affetti, alle relazioni, che aiuti gli adolescenti al rispetto di genere”.

Proprio per questo come genitori, insegnanti, adulti consapevoli dobbiamo fare cultura e coinvolgere le nuove generazioni.

E in questo il teatro ci può aiutare.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: