Le (e)lezioni americane che non abbiamo ancora imparato, in Lombardia

Stanotte tutti a seguire le elezioni USA. Tutti su Twitter e Facebook, o a seguire dirette TV.

A me, però questa volta, le elezioni americane appaiono davvero tanto lontane.

Sarà perchè penso ancora a quello che è successo in Sicilia, dove il primo partito è l’astensionismo, e non è così futuribile che accada in Lombardia.

Sarà perchè dopo le dimissioni del consiglio regionale lombardo, mi aspettavo un po’ di entusiasmo.

Premesso. Che io sia di destra o di sinistra,  in questo momento, di Comunione e Liberazione, socia Coop o della Lipu, io, cittadina lombarda voglio il ricambio.

Dopo mazzette su sanità, appalti pubblici, centri commerciali e aree edilizie a Sesto San Giovanni come a Pavia, lo pretendo.

Dopo aver finanziato le scuole “paritarie” montessoriane o cielline, in par condicio, dimenticandoci come nella scuola pubblica servano carta igenica e blocchi di carta a scuola ma anche i PC, pure.

Dove, nella “regione delle eccellenze” devo attendere 12 mesi per una ecografia mammaria (“ah i tumori al seno sono la prima causa di morte delle donne?”) o per un’ecocardio infantile.

Dove si è assicurato il vitalizio ad igienisti dentali e fisioterapisti,  ma si sono tagliati quasi totalmente i finanziamenti a sociale e cultura. Dove non ci sono soldi per le insegnanti di sostegno e i bambini con handicap tornano a casa, dove il malessere e il  disagio psicologico delle famiglie è in aumento fortissimo.

Dove si pensa allo “sviluppo insostenibile” puntando su grandi opere che resteranno incompiute (che stanno devastando un territorio già martoriato), senza dimenticare che poi dovremo finanziarle noi, pagando il pedaggio, (perchè le banche hanno finito i soldi) anche se collegheranno indotti che nel frattempo non ci sono già più.

Dopo tutto questo, nella regione che al nord detiene il primato per i beni confiscati alle mafie, sia chiaro, io voglio le primarie.

Altrimenti, potrebbe osservare il giornalista estero, ( e mi vedo già un bell’articolo su Le Monde o The Guardian, tradotto da Internazionale  a raccontarmelo nelle prossime settimane) che, quasi quasi, ci dispiaccia che il governatore Formigoni non possa ricandidarsi per la quinta volta.

Perchè dico questo? Perchè apprendiamo, velatamente, in un “si dice o non si dice”,  che forse qui, in Lombardia, dopo 18 anni di celeste formigonia,  non c’è bisogno di farle, le primarie, il 15 dicembre  (alzi la mano chi lo sapeva).

Che forse c’è il candidato giusto, Ambrosoli. Ah forse non c’è più. Ma allora non c’erano già  Giulio Cavalli e Pippo Civati (che le avevano chieste da tempo immemore) ?

“No, non ci  sono i tempi, niente primare, convergiamo sul nome”.

Eh no, cari miei. I tempi ci sono ma quello che manca è fegato e coraggio. Ma non ci incantate più con  strategie di dalemiana memoria.

Ne abbiamo fatto già fatto abbondante uso nelle ultime quattro tornate elettorali in Lombardia,  ed abbiamo visto come è andata a finire.

Ecco perchè io voglio le primarie. Come in America.

Ma la lezione non l’abbiamo ancora imparata.  Loro hanno Facebook, noi c’abbiamo il sito?

Facciamole, allora, queste primarie  e via libera alle candidature!

(Chiedo perdono a Italo Calvino)

Comments

  1. Prima di tutto Rosy voglio ringraziarti.Perché ogni tua parola la sento mia.
    Poi ti dico un’altra cosa.
    Ogni volta che sento la parola candidati forti io la associo con un certo senso di nausea a poteri forti.
    Chi determina infatti che un candidato sia forte?
    Le segreterie dei partiti, gli uomini al potere.
    Un candidato è forte se la gente lo vota con lo strumento delle primarie.
    Altrimenti parlare di candidati forti, per cui secondo alcuni esimi pareri le primarie possono essere superabili, significa di non avere capito nulla di quello che sta succedendo anche qui in Lombardia.
    Io da cittadina esasperata da questa politica voglio metterci la faccia stavolta per la mia regione, sostenendo e scegliendo quello che per me potrà essere il mio presidente di Regione.
    Al di là del risultato finale.
    Ma la possibilità di scelta stavolta no,non me la faccio negare da nessuno.
    Di Penati e Formigoni ne è piena la storia.
    E io dalla storia cerco sempre di imparare.
    Lo faccia cortesemente anche il centrosinistra ,perchè questa volta non gli darò più nessun altra possibilità.
    Con stima

    Marta

  2. Grazie davvero, facciamo questa strada insieme. La politica è la nostra vita e può essere una cosa pulita. Solo se noi ce ne occupiamo.

Trackbacks

  1. […] Via libera alle candidature e alle primarie, prima in Lombardia ( dove da 18 anni il candidato “sicuro” non ha mai vinto, culminando in quel Filippo Penati che aveva già perso comunali e provinciali  e che ora, per i noti fatti, si ritira dalla politica, bontà sua) e poi a livello nazionale. […]

  2. […] Quando ho aperto questo blog l’ ho fatto perché era da un po’ di tempo che sentivo la necessità di avere un luogo dove raccogliere i miei pensieri più disparati (ma pure disperati), le mie letture e anche i sentimenti della mia anima emotiva. Oggi però faccio uno strappo alla regola e rimando alla lettura di questo post di Rosy Battaglia sulle primarie Sì Primarie No in Lombardia. Perché ha ragione Rosy quando mi dice che dobbiamo farci sentire e trovo che farsi sentire attraverso la totale condivisione di lettere, punti, virgole e punti virgole rappresenti in questo caso l’ amplificazione di una pretesa che è anche mia. La pretesa delle primarie in Lombardia. E Rosy qui spiega perfettamente il perché: https://bat-blog.org/2012/11/06/le-elezioni-americane-che-non-abbiamo-ancora-imparato-in-lombardia/#c… […]

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