“Keep Calm and Carry On”, il nostro piangere fa male al re! #generazioneperduta

Keep Calm and Carry On”, “mantieni la calma e vai vanti” diceva un manifesto della campagna di propaganda del ministro dell’Informazione britannico nel 1939, invitando la popolazione inglese a tenere alto il morale, a non aver paura e a difendere la propria libertà con tutte le proprie forze, nonostante il rischio dei bombardamenti nazisti. (Leggete la storia di questo manifesto sul bellissimo articolo apparso sul POST).

Forse anche voi vi ritroverete a pensare, come la sottoscritta che, pur in una condizione meno drammatica di quella vissuta dai nostri antenati durante le guerre, manca davvero oggi, in Italia, una classe politica che infonda fiducia, sia propositiva, sia capace di ridisegnare un Paese migliore.

Quella stessa classe dirigente che parla senza ritegno di una generazione “già” perduta, quella dei trenta-quarantenni, ed ha accantonato bellamente la generazione “dimenticata”, quella dei quaranta/cinquantenni così affannata a portare a casa lo stipendio, per alzare la testa,  visto che con gli stessi soldi di quindici anni fa deve coprire i buchi di welfare e ai bilanci dei comuni di questi anni, dalla scuola, all’assistenza a disabili ed anziani.

Diciamolo, entrambe generazioni sono accumunate da una caratteristica: quella di essere state emarginate ed osteggiate in questi anni  dalla classe dirigente al governo, in Parlamento, nelle Regioni  ma anche e soprattutto da quella che al governo di questo Paese non c’è ( anche per propria responsabilità, ricordiamolo) e grida già al “gatto senza averlo ancora nel sacco“.

Forse è il prezzo da pagare per esserci piegati, in nome dell’oscuro “riformismo”, come canne al vento, alla flessibilità, al precariato,  passando da un’Italia manifatturiera ad un’Italia di servizi (peccato che nessuno lo abbia “spiegato” agli operai di Termini Imerese e di Taranto o ai minatori del Sulcis, ai padri di famiglia disperati dell’Alcoa di PortoVesme),  con la speranza di crescita professionale e nuove opportunità.

Salvo poi ritrovarci, tutti,  con un pugno di mosche in mano.

Come ho avuto modo di saggiare, grazie a qualche “prezioso” tweet ed articolo, la suddetta classe dirigente, al governo o all’opposizione, è impegnata a disquisire di tutto, dalla procreazione assistita all’assicurare lo status quo dopo il governo tecnico, in vista delle prossime elezioni.

Pontificano sulla nostra vita, sulla nostra morte, sul come metter su famiglia o casa, sul come avere un figlio, su come dovremo campare tra vent’anni senza nessun santo in paradiso.

Non suggeriscono o  indicano come poterci guadagnare onestamente una vita dignitosa, senza essere costretti a dover  scegliere tra lavoro, salute, morte e salvaguardia del nostro territorio squassato da inquinamento e cemento.  Senza per di più, giocarci lo stipendio al lotto.

Del resto, però, in assenza di vere leggi per lo sviluppo,  noi,  il lavoro, ce lo stiamo inventando.

Ci stiamo “ricollocando”.

Abbiamo cambiato uno, due, tre impeghi e settori, ci siamo rimessi/e a studiare, a curare anziani e bambini, abbiamo creato gruppi di acquisto solidale, abbiamo lanciato grazie alla rete, campagne sociali e di pressione dell’opinione pubblica. Consci del fatto che stiamo rischiando, davvero, di sacrificare oltre il nostro di futuro, quello dei nostri figli.

Hanno ragione i “colleghi” di Generazione Perduta, di cui apprezzo e condivido il manifesto.

In vista delle prossime elezioni,  chiediamo Rispetto, Merito, Impegno, Fiducia e soprattutto un Progetto per un Paese Nuovo.

Aggiungo una parola a me cara. Cultura.

Quella con la C maiuscola. Quella cultura diffusa e popolare che può aiutarci a non smettere di pensare ma, magari,  a ridere delle nostre disgrazie e ripartire con coraggio.

Anche, perché, ricordiamocelo “il nostro piangere fa male al re”.

Comments

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  1. […] perchè dopo le dimissioni del consiglio regionale lombardo, mi aspettavo un po’ di […]

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