#Save194 e il diritto doloroso di una scelta

Lo dico chiaramente. Non penso che l’interruzione volontaria di gravidanza sia un “diritto” di cui andare fiere.

No.

L’aborto è e resta per la donna, sia che lo decida o lo abbia subito,  in maniera volontaria o involontaria, un evento doloroso a cui si deve comunque, sopravvivere e fare i conti per tutta la vita.

Ma la legge 194 varata il 22 maggio 1978  (in un’Italia più o meno bigotta di oggi?) nasce per tutelare le donne dalla macelleria della clandestinità. L’abbiamo dimenticato,  nel giro di una generazione, ma ben se la ricordano le nostre sorelle più grandi, le zie e le nonne.

Vi invito a rileggerne l’articolo  1, capolavoro di mediazione  nell’Italia democristiana di allora, sotto scacco dopo il referendum sull’aborto, e che oggi non saremmo più capaci di riscrivere.

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Io non cambierei una virgola.

Dice la legge “Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Come sappiamo, sono ben poche  le “iniziative necessarie” per produrre informazione, prevenzione e cultura di una sessualità consapevole. Mentre, invece,  l’obiezione di coscienza si è estesa a dismisura nel corpo medico, come ha denunciato AIED e dell’Associazione Luca Coscioni.

La legge 194 recepiva anche un’altra legge,  la 405, sull’istituzione di consultori pubblici detti ”consultori familiari”,  chiamati in causa anche dalla più recente legge 40 del 2004 “per introdurre l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, e alle tecniche di procreazione medicalmente assistita”. Luoghi in cui le donne dovrebbero potersi rifugiare per ascolto, tutela della salute e cercare informazioni. Ma che, proprio per questo sono strutture sotto attacco che  a seconda delle regioni,  si stanno svuotando completamente delle funzioni previste per legge.

Così, oggi, dalla contraccezione all`interruzione volontaria di gravidanza, al decidere quanti embrioni vanno impiantati nell’ utero di una donna, fino al testamento biologico, non possiamo che constatare l’ingerenza della politica e delle istituzioni su decisioni che spettano al singolo individuo e che uno Stato Laico dovrebbe tutelare e rispettare.

Dovremmo  allora, avere il coraggio di chiedere a voce alta a quei signori, nei tribunali come negli scranni in Parlamento,  che noi abbiamo delegato in questa mal funzionante democrazia rappresentativa, cosa si è  fatto negli ultimi vent’anni per impedire, davvero, che l’interruzione volontaria di gravidanza non venisse usata (ma lo è???) come limitazione delle nascite.

Parliamo di quell’Italia dove la sterilità è in aumento, dove le donne sono costrette a firmare lettere di dimissioni in bianco o se appena capita una malattia al tuo bambino rischi di essere licenziata?  Dove l’educazione sessuale, insieme a quella civica non entra più a scuola ma dove, di fatto, dalla scuola dell’infanzia i bambini hanno almeno due ore di religione alla settimana?

Che cosa si è fatto in questi anni per promuovere una sessualità consapevole  nelle nuove generazioni, dove la soglia d’età del primo rapporto sessuale è sempre più bassa?

Lo ricordo. L’odierno  attacco alla 194 nasce dal fatto che una ragazza di 16 anni con il compagno coetaneo, ha fatto appello ad un proprio diritto esplicato nella legge, cioè quello di interrompere una gravidanza non desiderata e, come previsto dalla legge, ha richiesto al giudice tutelare l’autorizzazione per procedere senza informare i genitori.

Questa ragazza ha dimostrato determinazione e autonomia nel voler esercitare il diritto doloroso di una scelta in un mondo di adulti che si prendono per i capelli ? Si o no?

Di certo, sono sicura, non dimenticherà mai questo evento tragico della sua vita, come non si dimenticherà mai  l’impudenza di quelle istituzioni che dovrebbero creare condizioni di uguaglianza, pari opportunità, lavoro,  studio e non lo fanno-

Mentre  si arrogano, però, il diritto di decidere su vita e morte dei cittadini.

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