Batblog su Linkiesta.it Sull’informazione child-friendly ovvero cerchiamo buone notizie. Almeno per loro

Ieri, penultimo giorno di scuola il “Principe”, (mio figlio) in preda ad acuto mal di pancia, (virus giornaliero, fortunatamente) è stato a casa, affidato, con sua gioia, alla nonna di turno disponibile. Si sa, le nonne confortano i nipotini con mangiarini deliziosi e piena libertà nel vedere la TV, diversamente dai genitori “radical” e decisamente poco “chic” che, come la sottoscritta, razionano a ragion veduta.

Non so se dalla tivù della nonna o della radio della mamma, il pargolo mi ha dato, lui, la conferma dell’arresto del “presunto” colpevole della strage di Bari.
“Mamma lo sai che hanno arrestato il signore della bomba davanti alla scuola. Era un papà anche lui e aveva dei bambini”.
Ho letto paura nei suoi occhi, ho cercato di rassicurarlo. Ma davvero mi sono uscite poche parole dalla bocca. Ne avevamo parlato già quando era successa la strage, quando mi aveva chiesto chi potesse essere stato. Cercare di ragionare di cattiveria, violenza, abuso con un bambino non è facile. E sappiamo bene come il mestiere di genitore non ce lo insegni nessuno.

Né possiamo pensare, però, di fare vivere i bambini in una sfera di cristallo. D’altro canto, penso però, non è neppure giusto esporli, come accade con il nostro giornaliero bombardamento di informazioni, tutte negative, “brutte”.
Vi dico questo perché già in precedenza il ragazzino mi aveva lasciato senza parole, una mattina. “Mamma ma perché la radio trasmette solo brutte notizie?”.
Per una mamma che fa pure la giornalista e che si affanna per quel che può, ad impegnarsi nella tutela dell’infanzia è un colpo basso. Non per niente è figlio di sua madre, il ragazzo.

Ma intanto la questione è aperta e so bene come si faccia fatica a parlarne nei media.
“Good news, no news” si dice molto cinicamente.
Ecco, invece che stamani ritrovo su Repubblica, Curzio Maltese che si interroga sul “Kid marketing”.
Cioè su come i nostri figli siano un affare da mille miliardi di dollari. Ma tra le pieghe dell’inchiesta, racconta come, invitato a parlare del suo lavoro come altri genitori nella scuola del figlio, deduco quasi coetaneo del mio, si sia ritrovato a parlare della nascita delle notizie. Alla sua domanda “ qual è la notizia che vi ha colpito di più” , la scoperta dai racconti dei bambini di “un Luna Park degli orrori, popolato di infanticidi, abbandoni, abusi, massacri in famiglia”.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/bat-blog/sull-informazione-child-frendly-ovvero-cerchiamo-buone-notizie-almeno-loro#ixzz1xJdkCmN0

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