Il cuore della lotta per la legalità e i ragazzi del 1992

L’Italia del 2012, non è l’Italia del 1992.

Se anche i dati ISTAT ci riportano ai livelli economici di quegli anni. Se pure, guardando lo squallore e la corruzione della nostra classe politica sembra che Mani Pulite non sia servita a nulla.

Ci sono tante affinità, certo, come ha ricordato Rita Borsellino nei giorni scorsi. Come allora, scoppiano bombe nel clima di incertezza politica e sociale. E forse, come sempre, nella storia recente delle nostra Repubblica.

Ci sentiamo sconfitti nel constatare come nel tragico anniversario della morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro non ci siano colpevoli e responsabilità per l’uccisione di  Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vicenzo Li Muli, Walter Eddie Cosine e Claudio Traina.

Un elenco che diventa  infinito sommando le decine e centinaia di persone vittime di stragi mafiose, terroriste, o di “Stato” a cui dobbiamo aggiungere quello di Melissa Bassi, 16 anni, studente.

”Qualunque sia la matrice delle bombe di Brindisi, è stato colpito il cuore della lotta per la legalità, la scuola”, ha detto sempre Rita Borsellino.

Ed è da qui che voglio partire.

L’Italia diversa è quella dei ragazzi che sabato 19 maggio sono scesi nelle piazze di tutta Italia. Quelli che gridano “ammazzateci tutti” a Busto Arsizio come a Reggio Calabria. Quelli che hanno viaggiato con la Carovana antimafie , grazie al coordinamento di  Libera, “Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e la Nave della Legalità da Genova a Palermo. E che ieri hanno occupato l’aula bunker, simbolo imponente della lotta al cancro del nostro Stato.

Quelli che silenziosamente da mesi, insieme a maestre e professori hanno studiato, ricordato e tenuta alta la memoria di uomini morti per noi come Falcone e Borsellino, in occasione di un anniversario pesante, in cui giustizia non è stata, ancora, fatta.

Alcuni di loro lo fatto attraverso il teatro, come  gli allievi del Liceo Virgilio di Milano che ieri hanno messo in scena “I Siciliani”, il testo di Giovanni Fava, giornalista e drammaturgo anch’esso ucciso dalla mafia, nella giornata di commemorazione del 23 maggio, organizzata dal Coordinamento Scuole  milanese di Libera.

Ho avuto la fortuna di conoscerli, invitata da Tindaro Granata e dai loro docenti a parlare di teatro e legalità, partendo da uno spettacolo di Tindaro, Antropolaroid, che racconta come da generazioni, nella nostra amata Sicilia, giustizia e sopruso vadano a braccetto. Ma come la scelta di seguire la strada “giusta”, sia in fondo, dentro di noi.

Alla domanda “Cos’è cambiato da allora?” non ho potuto fare a meno di pensare che ciò che è davvero cambiato, lo dobbiamo ad insegnanti come i loro, che nella martoriata scuola pubblica  hanno dato risposte alla rassegnazione e al sopruso, insegnando regole, portando esempi, non arrendendosi.

Ma ho scelto di parlare dell’opera concreta delle cooperative sociali di Libera Terra, nate dai beni confiscati alla mafia, in cui lavorano centinaia di ragazzi, uomini e donne, dove tanti giovani da tutta Italia, scelgono di passare l’estate , in campi volontari di lavoro.

Una delle più importanti, che ha compiuto dieci anni nel 2011, è la cooperativa Placido Rizzotto a San Giuseppe Jato. Intitolata a quel Placido Rizzotto, sindacalista di Corleone ucciso dalla mafia nel 1948 , per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. E sepolto dal nostro Stato oggi, dopo 64 anni.

Un’altra è proprio nel paese di Melissa Bassi, a Mesagne, Terre di Puglia  di Libera Terra.

Noi diventati adulti nel 1992”, ha scritto Giuseppe Provenzano sull’Unità di ieri. Noi, non possiamo fare a meno di guardare con ammirazione a quei bambini nati nel 1992, ragazzi che oggi lottano anche per noi, e che abbiamo il dovere di proteggere. Come la scuola.

Comments

  1. Grazie a chi come te è in prima linea. Un abbraccio e grazie ancora per la condivisione!

  2. Cara Rosy, grazie mille per questo tuo contributo !

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