Perchè Macao non è una causa radical-chic ma ci riguarda. Tutti.

Dario Fo sotto la Torre Galfa - foto di macao su instagramAlle 7.20 in diretta a Radio Popolare, Emanuele, uno degli occupanti della Torre Galfa a Milano, ha annunciato che stava avvenendo lo sgombero per mano della Polizia.  Mentre scrivo, una folla di gente è sotto la Torre, tra cui Dario Fo. In decine, centinaia sono lì,  in presidio.

Ma cos’è MACAO e perchè sono lì, quelle persone? L’acronimo sta per “Movimento Artistico Comune Autonomo Occupato” ed ha risposto a quella che potremmo definire un’urgenza: restituire spazi abbandonati alla collettività, recuperandoli attraverso l’arte e la creatività.

Il “collettivo” ha così occupato il  5 maggio scorso un luogo simbolo. Un simbolo decadente della Milano capitale degli affari e della speculazione come la Torre Galfa, grattacielo attualmente di proprietà del Gruppo Fondiaria che lo ha rilevato nel 2006 (fonte Wikipedia), lasciandolo deserto.

MACAO proprio ieri aveva diffuso una diffida, indirizzata alla Prefettura e al Sindaco di Milano  dove in poche righe aveva  ben argomentato il significato politico di tale occupazione:

” L’occupazione di Torre Galfa a Milano rappresenta un’azione di natura politica, non finalizzata al conseguimento di un profitto personale o di un interesse di natura patrimoniale (cfr. Trib. Roma, VII sez., 8 febbraio 2012); la Torre risulta da molti anni inutilizzata, con la conseguenza che ampi spazi di suolo pubblico destinabili alla collettività per scopi diversi risultano completa- mente abbandonati e degradati a causa del comportamento assenteista della proprietà.  I dimostranti hanno così recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco costituzionale dell’articolo 42 Cost. Questa norma, insieme a disposizioni come gli artt. 2, 3, 9 e 43 Carta fondamentale, tutela la personalità umana ed il suo svolgimento nell’ambito concreto delle pratiche politiche collettive qui poste in essere. Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l’arte e la scienza (Art.33).”

Il Sindaco Pisapia ha risposto offrendo agli occupanti la possibilità di locali alternativi, come la Fabbrica del Vapore, e la partecipazione  ad un regolare bando per assegnazione di spazi pubblici, ribadendo che non può intervenire visto che l’immobile è privato. Atteggiamento da uomo delle istituzioni, ritenuto ambiguo da alcuni, (anche se mi è spontaneo pensare che con il precedente primo cittadino i sigilli all’immobile sarebbero stati messi seduta stante).

Intanto però non sappiamo come si evolverà la situazione.  Eppure MACAO ci riguarda un po’ tutti.

Giriamoci intorno. Quanti spazi pubblici e privati sono vuoti e inutilizzati nelle nostre città? Quanto potrebbero significare nel riattivare processi di partecipazione, quanto nel ricostruire quel tessuto sociale disgregato da rotonde e centri commerciali?

Quanto posssono fare gli artisti e la comunità stessa per aiutare non solo a sognare ma a tornare a ricostruire speranze in un momento tanto buio?

Ma, è questa la questione di fondo, che ci fa uscire da ogni velatura radical-chic, che cos’è la “cosa pubblica”, a quali bisogni deve rispondere?

Accanto agli artisti, a Milano, in Lombardia e in tutta Italia,  ci sono associazioni, cittadini, ragazzi e ragazze in cerca di luoghi.

Non solo di “semplice” aggregazione,  ma per costruire. E questo è il salto di qualità che ho visto nella società civile negli ultimi vent’anni.

Ancora una volta i cittadini sono avanti alla politica, nel leggere il futuro e con la voglia di costruirselo, visto che chi è li, pagato e retribuito per questo non lo fa.

Chi occupa un luogo oggi pone dei progetti, dei programmi, lo riempie di contenuti fruibili da tutti. Chi lo lascia vuoto, privato o pubblico che sia, crea  il deserto e danneggia tutti noi.

Se la politica vuole tornare ad interpretare i sogni degli italiani, anzichè continuare a spartirsi poltrone nelle maggiori istituzioni culturali di questo Paese, ritorni per le strade e si metta a mediare.

Per saperne di più:

L’intervista de Il fatto Quotidiano a Giuliano Pisapia

Partecipate ad un bando pubblico – Corriere.it

Macao sotto sgombero – Il Giornale

L’appello “Proteggiamo MACAO”

L’evento in Facebook Caro Sindaco, caro Assessore: una risposta subito per M.A.C.A.O.

 Batblog e il video “Intorno a Macao”

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