Giulio Cesare morirà. E noi, stiamo a guardare?

Locandina del Giulio Cesare @rosybattaglia @batblogArrovellarsi su un testo teatrale del 1599 non è forse cosa usuale. Ma non voglio darmi  il tono dell’intellettuale, semmai quella della cittadina afflitta, in cerca di risposte.

No, davvero non si può rimanere in pace dopo la visione del “Giulio Cesare” di Shakespeare, vista recentemente al Piccolo Teatro ( mi scuso con i lettori di batblog se ne riesco a parlare solo ora)   in una suggestiva versione per la regia di Carmelo Rifici.

Una messa in scena visionaria e onirica che scuote lo spettatore e lo riporta  all’amaro dell’oggi. A quella piccola e immonda cronaca politica che nulla fa per migliorare l’esistente, per progettare il futuro e taccia di antipolitica chi cerca di cambiare nel quotidiano, rifiutando connivenze, accordi e giochetti sulla pelle e i portafogli del “popolo”.

Della morte di colui che rappresentò il passaggio da Repubblica ad Impero dell’antica Roma, forse tutto sappiamo. Che avvenne proprio per mano di un suo fedelissimo, Marco Giunio Bruto cresciuto respirando le  virtù romane di libertà, dignità e res publica  insieme ad altri congiurati,  tra cui  Caio Cassio Longino e Decio Giunio Bruto.

Forse ai più, a chi non è abituato ad andare a teatro, poco dirà. Eppure da questo testo,  universale  come ogni capolavoro, si aprono riflessioni e considerazioni attualissime sul nostro drammatico presente.

Come dice bene Sergio Escobar, citando Edgard Morin “La classe politica non ha più pensiero. Non ha cultura. Non sa che Shakespeare la riguarda”.

Già, questo “Giulio Cesare” dipinge, fotografa, immortala le piccolezze, le invidie, i meccanismi del potere, con gli accordi perpetrati ora da una parte, ora dall’altra, nel nome del popolo romano.  Con il tocco inquietante di un presente reso dai costumi moderni  e dalle arringhe lanciate dai podi che tanto ricordano le solenni conferenze stampa della politica del XXI secolo.

La riflessione amara che ho metabolizzato, è questa. Shakespeare, il regista moderno Carmelo Rifici e l’adattatore drammaturgico Renato Gabrielli,  ci rimandano in un abilissimo gioco di specchi ad una visione passiva e claustrofobica ( l’unica in comune con il “Cesare deve morire dei Fratelli Saviani , di cui parlerò prossimamente) delle stanze del potere, di quel potere che “logora chi non ce l’ha”, come ci ricorda ancora il divo Giulio da un letto di ospedale.

Da qui parte la mia invettiva. Ma noi, davvero, possiamo ancora stare a guardare?  Quanti sono stati gli italiani che alle recenti elezioni amministrative hanno preferito non andare a votare?

E quanti sono stati tacciati di antipolitica, disgustati da quella che si autodichiara con  la P maiuscola, per aver scelto alternative, magari discutibili, ma alternative?

No, non è mia intenzione usare Giulio Cesare e Shakespeare per sostenere nessun movimento e nessun altro partito, in questo momento.

“In quante età future questa nostra scena sublime verrà recitata, in stati non ancora nati e con accenti ancora sconosciuti”, dichiara Cassio mentre invita gli altri congiurati a immergere il sangue di Cesare appena ucciso.

So solo due cose: non voglio essere una spettatrice passiva. E  non voglio avere le mani sporche di sangue.

Comments

  1. Pensiamo che la (cattiva) politica possa auto-riformarsi?
    E’ certo che l’invadenza della (cattiva) politica pesa come un macigno sulla società, sull’economia, sulla cultura ecc ecc è una inutile e costosa intermediazione che soffoca ogni iniziativa e introduce meccanismi perversi di mantenimento dei privilegi, di sostanziale ingiustizia sociale, di gestione mafiosa dell’economia ecc
    Come se ne esce ? Non ammazzando Cesare (che è una pericolosa scorciatoia) , ma facendo a meno di tanti Cesare e di altrettanti Bruto…

    • No non penso che la cattiva politica possa autoriformarsi. Nè mi piace questo spettacolo indegno che non è purtroppo una semplice rappresentazione teatrale, ma qualcosa che sta modificando profondamente la nostra vita. D’accordo pienamente con te. Non se ne esce ammazzando Cesare ( che è metaforicamente e non la figura del dittatore a cui saremmo tanto tentati di abbandonarci) ma facendo a meno di tanti Cesare, Cassio e Bruto. Occorre sporcarsi le mani però…ed è possibile secondo te senza scendere a patti con la cattiva politica? (Grazie per essere passato di qua…)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: