Primo Levi: un chimico e il sistema. Periodico

Primo Levi  - Il sistema periodico @batblog Scrittore, partigiano e chimico.  Primo Levi sommava in sé ricchezze, competenze ed esperienze impensabili nel nostro quotidiano che vede ormai, quasi contrapposte scienza e letteratura, tecnologia ed arte.

Già, Primo Levi era un chimico, appassionato del proprio lavoro, da cui si è staccato solo in due momenti della sua vita: durante la guerra e la prigionia ad Auschwitz e al momento della pensione.

E proprio riflettendo sulla nostra epoca, che tanto avrebbe bisogno di ritrovare l’anima e il senso di ogni scelta e valore, non posso che rimandarvi alla lettura, semmai vi fosse mancata, de “Il sistema periodico”.

Non solo e semplicemente un “capolavoro” letterario, ma la summa di Primo Levi come uomo, artista, chimico, antifascista ed un modo per conoscerlo prima e oltre Auschwitz.

Scoprirete così un Levi arguto, ironico, delineare con precisione, scoprire e collegare ricordi e memorie, in un  mondo costellato da tanti quadratini.

Quelli della tavola di Mendeleev dove è riprodotto è il “Sistema Periodico degli Elementi”, dove sono ordinati tutti gli elementi puri presenti in natura. Tutti quelli che, combinandosi, danno origine alle sostanze che ci circondano, dall’acqua alla terra.

Ogni elemento del “Sistema Periodico” ha una propria caratteristica intrinseca, che lo distingue da qualsiasi altro, così  Levi, tramite il linguaggio della Chimica ci parla di sé, della sua vita, ed associa ad ogni episodio ora all’Argon, ora al Ferro, all’ Oro, al Vanadio.

Ventuno racconti che sono  spunto, metafora, punto di partenza, per svelare le origini della famiglia ebrea, la prima adolescenza e l’età adulta di quella generazione calpestata dal fascismo, poi dalla guerra mondiale. Senza dimenticare l’esperienza breve della lotta partigiana e la deportazione nei Lager.

Ma anche quelle leggi razziali approvate nel 1938 che escludevano i cittadini italiani di origine ebraica da ogni attività di ricerca, consentendo loro solo di laurearsi con tesi compilative. E Primo Levi dovette sottostare a tale imposizione  nonostante i “disperati tentativi di entrare come allievo interno presso questo o quel professore” per poter svolgere un lavoro sperimentale almeno per una sottotesi.

Così  l’affresco più potente è, a mio avviso, quello che ci riporta Primo alla sua passione mai sopita, e che ce lo rende ancora più vicino, oggi a 25 anni dalla sua morte. Quello che descrive quel mondo dei lavoratori speciali, quei “chimici artigiani” di cui Primo faceva parte, che si arrangiavano nei laboratori industriali adoperando  “cinque sensi più il buonsenso”.

Non è un trattato di chimica, come lui stesso ci ricorda all’inizio dell’ultimo racconto “Carbonio”  e neppure un’autobiografia. “E’ o avrebbe voluto essere la storia di un mestiere e delle sue sconfitte”.

La storia del suo “mestiere di vivere” che è anche il nostro.

Primo Michele Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987)

Per saperne di più:

http://www.primolevi.it/Web/Italiano

http://www.lswn.it/chimica/articoli/storie_di_asimmetrie_e_di_uomini_primo_levi_ed_eligio_perucca

Comments

  1. Attualissime, di quel libro, sono le pagine su Balangero del racconto Nichel. Levi infatti ha lavorato nel novembre del 1941, appena dopo aver conseguito la laurea in chimica, nell’ultima cava di Amianto italiana.

  2. Mario G. says:

    Grazie per aver rilanciato questo bel libro di Levi. Anche noi chimici abbiamo un cuore…

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