Walk on, Aung San Suu Kyi. Continua a camminare. Anche per noi.

Dall’altra parte del mondo. In Myanmar, (Birmania). Una donna rinchiusa tra il carcere e la sua stessa casa. Ha resistito quindici anni alla prigionia per un ideale di libertà, pace e giustizia, per quel popolo che ora la chiama “Mother” (come si ascolta da queste belle immagini del Guardian) e si è vestito di rosso in suo onore.

Liberata definitivamente dagli arresti domiciliari nel 13 novembre 2010, ieri è stata eletta, democraticamente, in uno dei seggi 43 seggi su 44 disponibili conquistati dalla Lega nazionale per la Democrazia (NLD. Quello stesso movimento basato sulla non violenza da lei fondato nel 1988, prima che fosse arrestata dal regime birmano, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto diventare Primo Ministro, nel 1990.

Aung San Suu Kyi , dopo essere stata rinchiusa pronunciava queste parole: “This is not yet the end. There’s a long way to go. And it might be very very hard. So please stand by.”  All’incirca, “Questa non è la fine, la strada è ancora lunga e potrebbe essere molto difficile. Quindi, per favore “stand by”.

Ed è in quel “stand by” che si è rivelata la forza, la calma, la determinazione di questa donna, Premio Nobel per la Pace, che ha atteso, lottato, senza piegarsi alla privazione della libertà, conquistando così milioni di persone.

Il video di quelle parole, che vi invito a rivedere,  è in coda a quella canzone che gli U2 gli dedicarono dodici anni fa, “Walk on”, “continua a camminare”,  che, in una delle strofe più belle, ci rende un’ immagine  struggente:

(…) You could have flown away
A singing bird
In an open cage
Who will only fly
Only fly for freedom (…)

Cioè:

“Avresti potuto volare via
Un uccello che canta
In una gabbia aperta
Che volerà solo
Volerà solo verso la libertà”.

Ecco, oggi Aung San Suu Kyi ha ripreso a volare verso la libertà. E noi non possiamo gioirne con lei e con tutte e tutti coloro che nel suo Paese e nel mondo l’hanno sostenuta.

Ma, questo “pensiero per resistere” non mi fa dimenticare la pochezza del nostro mondo d’occidente.  Dove sembriamo  tanti topolini in trappola.

Il suo esempio dovrebbe farci ricordare che siamo stati, consapevoli o no, indotti a sacrificare sull’altare di un finto benessere e dello sviluppo infinito, la libertà di scegliere e determinare il futuro nostro e dei nostri figli. Ma dovremmo, anche, ricordare che nessuno ce l’ha tolta, finora, questa benedetta libertà.

Walk on Aung! Continua a camminare, Aung.

Anche per noi.

Trackbacks

  1. […] ipotizzano di privatizzare  nidi e asili per aggirare la norma del patto di stabilità (vedi  Torino ma anche più modestamente Cassano Magnago, patria dell’Umberto) ; mentre la povertà dei […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: