A tutte le mie amiche, vicine e lontane

Alle mie amiche italiane all’estero,  alla ricerca di una possibilità,  di un lavoro, di dignità, di una vita migliore.

Alle  mie amiche marocchine e tunisine che con caparbietà, accompagnano i loro a figli a scuola.  A piedi, sotto la pioggia e la neve,  perché non ci sono mezzi pubblici.  E che cercano di imparare bene l’italiano per seguire i loro bambini negli studi.

Alle mie amiche insegnanti che hanno fatto sempre con onestà il loro lavoro e che vedono ogni giorno lo svilimento di progetti, possibilità, diritti per la scuola pubblica ma che,  nonostante tutto, lottano per contribuire a formare i nuovi cittadini e le nuove cittadine del domani.

A quelle che non hanno mai avuto tempo e voglia di impegnarsi politicamente o socialmente  ma che stanno comprendendo, giorno per giorno che garantire il diritto allo studio nelle scuole pubbliche  è indispensabile. E che ora,  ogni diritto, deve essere difeso a suon di mobilitazioni, lettere e presìdi.

Alle mie amiche ammalate o guarite dal cancro, che hanno combattuto e combattono con dignità e forza la loro battaglia. E alle quali va il mio pensiero prima di addormentarmi.

Alle mie giovani amiche, molto più consapevoli del loro essere, della loro intelligenza  e della loro bellezza di quanto non lo fossi io alla loro età. Più brave e in gamba di tanti uomini. Per cui mi auguro uno spazio giusto nella società del domani. Uno spazio che ora non c’è e che bisognerà ricavarsi con le unghie e con i denti.  Nella politica, nel sociale, nel lavoro, nell’informazione.  Ma non solo come addette ai servizi per l’infanzia o la famiglia. Ché questi  sono i luoghi dove da sempre siamo relegate.

No. Le vorrei negli assessorati all’urbanistica, a progettare piste ciclabili tra scuole, biblioteche, centro città e periferie. Linee di mezzi pubblici, treni al posto di autostrade. Incubatori di imprese ma anche di cultura, con spazi di ritrovo per arte, teatro  e musica.

Le vorrei impegnate nei dicasteri delle politiche per il lavoro: per ripensare i tempi e i costi delle loro decisioni sulla vita sociale. Di tutte le  famiglie, anche quelle   del duemila, quelle gay, quelle delle ragazze madri o dei padri separati.  Nel pensare e mai dimenticare a che vita fa un’operaia  o una cassiera.  Nel tutelare i diritti che non ci sono più per nessuno, dalle partite IVA ai free-lance.

Le vorrei nelle politiche sanitarie e sociali, per tutti e non solo per chi ha i soldi di permettersi la visita privata o di non aspettare un anno per fare un’ecografia al seno. O una visita cardiologica al proprio bambino.  Per dare la possibilità ad ogni donna e uomo il concepimento di un figlio, se lo vogliono o di adottarlo,  e  poter morire seguendo le proprie volontà. E di ricevere un aiuto nella cura dei propri anziani.

Le vorrei impegnate nelle politiche economiche. Attente alla responsabilità sociale,  civile ed etica delle imprese. E al fatto che ogni taglio di un euro alla spesa sociale , culturale e ambientale, ne toglie almeno venti all’economia reale.

Le vorrei nelle politiche per la cultura e l’istruzione, oltre che, permettetemi, la digressione, anche nell’informazione.  Per continuare a creare attraverso lo studio, la letteratura, il teatro e tutti i media , cittadini e cittadine consapevoli del loro futuro, indipendenti e che sappiano davvero pensare e scegliere da che parte stare, con la loro testa. Ma anche per non smettere di sognare.

Penso alle mie amiche impegnate in politica, nel sociale, nella cultura, nell’informazione, nel lavoro, nella cura dei loro figli e degli anziani, perché è attraverso la loro resistenza che potrà cambiare questo mondo.

A tutte le donne che hanno lottato affinché tutte noi potessimo essere libere.

E mi perdonerete se scelgo di ricordare per nome e per cognome le  più umili,  trattate come schiave e morte sul lavoro insieme ad altre 129 colleghe, tutte tra i sedici e i ventitre anni,  nel rogo del 25 marzo 1911 nella camiceria  Triangle Shirtwaist di  New York.   Tre giovani italiane di origine siciliana:  Maria Giuseppina Lauletti,  Concetta Prestifilippo, Josephine Cammarata.

A tutte voi, amiche vicine e lontane, nel tempo e nello spazio, buon otto marzo.


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