Equità e partecipazione delle donne: un post “tecnico” – #2eurox10leggi

Auguri_Italia@batblog_rosybattaglia“Equità significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne”.   E’ questa è una delle affermazioni del nostro nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti, pronunciata nel suo discorso al Senato della Repubblica.

Ed è quella, tra le tante, che mi ha fatto più riflettere.

Implicitamente, evidenzia un fatto molto rilevante. Noi donne non siamo certo percepite come “una componente relativamente forte” della società italiana.  Del resto, la  nostra condizione di inferiorità è stata ampiamente documentata.  Oltre che dai dati del  Rapporto Ombra Cedaw alle Nazioni Unite (vedi anche Social Watch Italia) , potremmo citare come fonte “imparziale”, in un mondo che parla solo di economia, il primo rapporto OCSE dedicato alle politiche per la famiglia.

Rapporto dove l’Italia occupa le ultime posizioni nella classifica dei Paesi monitorati dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, su tre indicatori fondamentali: fertilità, tasso di occupazione femminile e povertà infantile.

Alla base di questi dati sconfortanti il dilemma delle madri italiane nella difficile conciliazione tra lavoro e figli.

Difficoltà che si riflettono nell’aumento della povertà infantile arrivata al 15,3% (rispetto ad una media OCSE del 12,7% e all’8% della vicina Francia). Un dato che va correlato al basso tasso di occupazione dei genitori e che si specchia in quell’esiguo 1,4% del PIL speso per le politiche familiari . Percentuale, quest’ultima, al di sotto della media dei Paesi OCSE (pari al 2,2%) e del 3,8% della stessa Francia.

Cifre che evidenziano come l’inadeguatezza delle politiche a sostegno della conciliazione tempo-lavoro, nel nostro Paese abbia, a tutt’oggi, forti ripercussioni sullo stesso tessuto sociale. D’altra parte, come emerge nello stesso documento, i Paesi che spendono, di più e meglio, concentrano i loro investimenti sul welfare.

A partire dall’apertura di nidi-infanzia e orari prolungati disponibili nel ciclo della scuola d’obbligo.  Se la spesa media di investimenti nel circuito OCSE è pari a 36 mila dollari, l’Italia è, così, a soli 33mila (contro i 55 mila della vicina Francia). Minori investimenti che significano, ad esempio, minore diffusione dei servizi dedicati ai minori: ecco spiegato come mai solo il 6% dei bambini italiani trai 6 e gli 11 anni frequenta un servizio pre o doposcuola.

E come ciò voglia “implicitamente” dire che siano le stesse donne a dover sopperire a tale carenza.

Al contempo occorrerebbe  rilevare come, secondo uno degli ultimi bollettini di BANKITALIA, il debito contratto dalle famiglie italiane sia in crescita,  attestandosi alla fine settembre 2010 al 65% del reddito disponibile .

O come,  secondo una recente analisi del CGIA di Mestre, rimanga altrettanto sconfortante il confronto con l’Europa e la vicina Francia. Una famiglia italiana composta da una coppia con 2 figli, appartenente alla categoria “redditi medio bassi” (30 mila euro annui) paga, dalle 2.530 alle 4.700 euro di tasse in più all’anno di una famiglia francese. Quest’ultima gode, però, del cosiddetto “quoziente familiare”, uno sgravio fiscale che prevede l’applicazione di una imposta sulle persone fisiche che decresce all’aumentare del numero dei componenti.

Tutto questo per dire? Non contesto in questa sede l’affermazione del nostro neo-presidente. Anzi. Ricordo che lo stesso Monti ha attribuito ad Elsa Fornero, significativamente, il ministero del Welfare e la delega alla Pari Opportunità.

Certo è che la nuova elite economica ed intellettuale  al governo ha avuto, perlomeno in questa fase iniziale,  l’onestà  di domandarsi quale effetto avranno le riforme in cui l’Italia dovrà andare incontro nei prossimi mesi, anche sui soggetti “deboli”, senza lobby o corporazioni pronti a schierarsi in loro difesa.

Ecco perchè dobbiamo trovare la forza di associarci. Senza una maggiore partecipazione delle donne alla costruzione di una società nuova, non potrà esserci nessuna equità.

Trackbacks

  1. […] voglio ripetere, lo già fatto alla nausea su BATBLOG, i dati OCSE che analizzano come il minore valore dato al lavoro della donne e  alla conciliazione […]

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