FATE PRESTO… il mio post per #2eurox10leggi #111111

Ci guardiamo e sbuffiamo entrambe.

Sono le 17.30, siamo sul treno che da Milano ci dovrebbe portare nelle nostre città  di provincia.

Il treno si è fermato, inspiegabilmente, anche stasera, senza nessun motivo. Guardiamo gli orologi, sconsolate.

Siamo delle estranee, eppure questa situazione di disagio ci porta a consolarci l’un l’altra.

“Non è possibile arrivare tardi anche stasera a casa- mi dice la mia disperata compagna di viaggio- dovrò  correre come al solito”.

“Come la capisco -le faccio eco- ho un bambino che mi sta aspettando a scuola, spero di arrivare in tempo”.

Unite dalla preoccupazione, ci lanciamo nella critica di un sistema che non va. Partiamo dai trasporti per arrivare in un battibaleno a scuole, doposcuola a pagamento, servizi dimezzati e costi raddoppiati. Dai nostri paesi dove si costruiscono nuove strade, anche se siamo soffocati dalle macchine, senza più un mezzo pubblico, alla gestione rocambolesca di figli e anziani da curare.

“Alla fine siamo sempre noi che copriamo tutti i buchi- mi ripete quella che a questo punto è già diventata un’alleata. Una donna che come me, tutti i giorni combatte per mantenere un equilibrio. Impossibile.

Ma anche se immerse nella nostra analisi socio-politica, non perdiamo di vista l’uomo seduto tra noi, un distinto dirigente d’azienda, sembrerebbe, sempre più in imbarazzo.

Forse infastidito dai nostri  discorsi. Fatto sta che il malcapitato che qualche istante prima si vantava a telefono di aver portato a casa dal consiglio di amministrazione non so quale obiettivo strategico,  è  sempre più a disagio.

Sarà,  ma ci sembra ad entrambe, e ce lo confermiamo con uno sguardo ammiccante, man mano che i nostri discorsi prendono consapevolezza,  che l’imbarazzo del nostro vicino aumenti sempre più. E l’analisi si raffina, andando al nocciolo del problema.  “Nel nostro Paese il welfare è visto come un lusso da tagliare” chiosa lei .  “E non un investimento per il domani- aggiungo io.  “Quanti miliardi di euro sono stati bruciati nella speculazione?”.

A questo punto, l’uomo non può che chinare  sempre più il capo nella sua copia del Sole24ore.

Non so se avete presente la copertina di ieri del Sole. Probabilmente passerà alla storia, quel titolone enorme, “FATE PRESTO”.  Che lasciatemi dire,  si può prestare a varie interpretazioni.

Mentre le pagine rosa si alzano tra di noi, la mia interlocutrice alza il tono di voce. “Insomma non possiamo continuare a sostenere in silenzio, un Paese così, siamo al limite”.

Il malcapitato sta diventando oggetto della nostra rabbia, ma per sua fortuna, il treno finalmente riparte. Tra pochi minuti la mia alleata arriverà a destinazione.

E qui, il colpo di scena.

La signora si alza,  ma con un affondo finale.

“Non possiamo e non dobbiamo stare zitti, soprattutto noi donne, bisognerà fare una bella rivoluzione”.

L’uomo, ormai è tutt’uno con il giornale. E forse l’ha capito pure lui.

“FATE PRESTO”, sì , ma ad ASCOLTARE.

Trackbacks

  1. […] chi sta in silenzio, c’è chi sta incominciando ad alzare la voce. A cui, dicevo, nel post “FATE PRESTO”, bisogna dare […]

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