#Monterosso , #Vernazza: un po’ è anche colpa mia

Monterosso al Mare, 30 settembre 2005 La mia casa ideale  è tra Vernazza e Monterosso. Con un piccolo giardinetto di limoni. Rosa, con le finestre verdi.  Con le colline  di ulivi alle spalle disseminate di reti quasi fossero tocchi di tulle dai colori fluorescenti. Con la chiesa sul mare e la torre del Castello che domina la spiaggia.

Le Cinque Terre sono state il simbolo della mia personale fuga dalla città. Ma non solo. Prima Vernazza e poi Monterosso, con i suoi abitanti , hanno adottato me e il mio compagno. Anche se manchiamo da qualche anno, non posso non ricordare che lì abbiamo incontrato i nostri amici più cari, lì abbiamo portato i nostri affetti negli anni. Li ho vissuto alcuni degli attimi di felicità più intensa della mia vita.  Attimi fissati in istantanee dove il colore del mare e i pastelli delle case monterossine circondano le nostre figure.

Una bellezza dei luoghi,mozzafiato, che tanta serenità mi ha donato. Una bellezza che associo a sapori, profumi, a cibo gustoso preparato con cura dalla gente monterossina. Una comunità che ci ha sempre accolto, ci ha sempre fatto sentire a casa. Che tu sia americano o milanese. E in questo senso  le Cinque Terre sono davvero Patrimonio dell’Umanità.

Mentre vedevo scorrere il fango nel video ormai famoso su Via Roma a Monterosso, ho pensato subito ad altre foto, che non so se il fango indurito restituirà alla memoria. Sono quelle che stavano in bella mostra al bar Midi, in piazza. Le immagini della  vecchia Monterosso, com’era tanti anni fa.

E il dolore raddoppia, ve lo assicuro. Perché in quelle foto al posto di Via Roma, la via principale del paese vecchio, quella con i portici, tutti i negozi, il tabaccaio, i ristoranti,  che ora non c’è più, c’è il torrente.

Non c’è la strada, c’è il torrente Buranco. Monterosso è stata costruita più di mille anni fa nella valle del Buranco.

Quello che nel video che ha fatto il giro del mondo e del web, che ha soffocato nel fango case, negozi e carrugi.

Allora, penso,  non era costretto dal cemento della strada. E ripenso ai tombini  scoppiati che hanno fatto morire Sandro Usai, il volontario della protezione civile. Alla furia dell’acqua che ha fatto tremare la strada prima che esplodesse.

Poi penso a quante passeggiate ci ho fatto sopra. Al pesto e ai pansoti comperati in gastronomia. Alle cene all’Alta Marea o al Ciak.

E lì risale il dolore, acuto. Poi penso alla spiaggia di Monterosso sempre più erosa. Mangiata dal mare e rimpasciata con la sabbia fangosa, tra mille polemiche.

Ma il mare mangia le spiagge perché i fiumi sono bloccati dal cemento.

La terra scoscesa, se non è coltivata e curata dai muretti a secco, crolla.

E il turismo a cosa è servito, se non ha salvato e preservato queste terre?

Quando ho visto la chiesa di Santa Margherita a Vernazza accogliere, non preghiere, ma aiuti dal mare, confesso, ho pianto.

E mi sembra che tutto questo scempio sia stata un po’ anche colpa mia.

p.s. Se il tono del post vi è parso troppo lirico leggete il blog di Marco Preve “Trenette e Mattoni”, per capire l’altra faccia della medaglia di questa tragedia annunciata.

n.b. Per informazioni sui soccorsi seguite il sito del Comune di Riomaggiore e gli account su twitter e facebook

Aderite se volete alla campagna di raccolta fondi del Corriere e di LA7.

Aderite se volete alla campagna di raccolta fondi di Repubblica per la ricostruzione della scuola di Monterosso

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