Abbiamo solo da imparare dai #notav

no tav alla marcia per la pace perugia assisi @batblog rosybattaglia

Resistere per esistere, dicono i  #notav.

Gente fiera, una “comunità di luogo”, come li ha definiti il sociologo Marco Revelli, che sta dimostrando come la rinascita di questa Italia non possa avvenire attraverso le “grandi opere”, ma come, forse, ora più che mai, bisogna ripartire dalla nostra terra. Il movimento Notav difendendo la Val di Susa difende  un’altra idea di Paese.

Confesso, sono pure un po’ invidiosa della loro determinazione. Sarà perché vivo in Lombardia, un territorio distrutto e martoriato, nel silenzio generale,  in nome del fantomatico “sviluppo”.

In quella che è la maggiore regione italiana per produzione agricola, che ha dimenticato le proprie origini e il ciclo della vita naturale. Dove padano è un aggettivo divenuto sinonimo di ben altri interessi.

Nel nome di un prosperità che non c’è più, aspettando Expo 2015 per darsi una bella verniciata di verde.

No, non posso evitare di ricordare come qui, ci siano alcuni dei fiumi più inquinati d’Europa: il Lambro, l’Olona. Ma pure il fiume azzurro, il Ticino, che con il suo parco è oggetto di studi internazionali per la sua naturalità,  è stato “macchiato” da collettori fognari malfunzionanti. Ha subito la costruzione di Malpensa, con la promessa di lavoro e benessere per la comunità.  Aeroporto intercontinentale che è divenuto, invece, un disastro ecologico, come lo ha definito lo stesso Ministero dell’Ambiente, mettendo a rischio la salute di 250 mila persone.

Non posso evitare di ricordare come, qui, ci siano i tratti autostradali più intasati d’Italia.  E mentre la nostra capitale economica si arrovella  tra pollution charge e congestion charge ci si dimentica perché  milioni di pendolari nei loro comuni o paesi non abbiano sufficienti mezzi pubblici neppure per arrivare a prendere il primo, scalcagnato, treno per Milano.

Non posso evitare di vedere una pianura trivellata, dove si continuano a progettare e scavare, autostrade e trincee nelle  ultime zone “polmone” della provincia metropolitana. Vedi Pedemontana, vedi Brebemi, vedi la futuribile “Varese Como Lecco”.

Non voglio pensare alle centinaia di discariche abusive e non. Agli inceneritori spacciati per “termovalorizzatori”  che emettono fumi velenosi, buoni però a rimpinguare le misere casse dei comuni e per questo difesi dalle istituzioni.

Certo, qualche voce contraria a queste opere devastanti c’è stata. Gli ambientalisti hanno fatto il loro dovere come figurine al posto giusto. Ma intanto si sono svenduti boschi, parchi, prati e valli,  per qualche euro all’ettaro, accontentandosi  in cambio di scorazzare per nuove strade, centri commerciali. Restando alla fine tutti un po’ più poveri.

Mai c’è stata una consapevolezza così profonda della gente, della comunità così viva e forte come in Val di Susa. Voglia di informarsi, capire, lottare insieme per un futuro migliore per i nostri figli.

Ecco perché insieme a migliaia di persone li ho applauditi al loro passaggio alla marcia per la pace Perugia-Assisi, (dove ho scattato la foto che vedete) e ho atteso con apprensione che passasse questa giornata.

Ci hanno dato una grande lezione i NOTAV, da loro abbiamo solo da imparare.


Trackbacks

  1. […] qualunque cosa dirà, pro o contro NOTAV, sappiamo ormai per esperienza, che dove la voce dei cittadini è stata sommessa o piegata dai quattro soldi degli espropri in […]

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