#2eurox10leggi: non è solo una provocazione

Batblog ha appena aderito alla campagna- provocazione 2europer10leggi  a tutela della parità di genere lanciata da Manuela Ravasio, dal suo blog Ipaziaevviva e poi ripresa su quel fantastico  “information network ” che si sta rivelando  Twitter (per gli smanettoni l’hashtag è appunto #2eurox10leggi).

Sarà che in questo paese, nonostante gli sforzi del movimento 13 febbraio, le donne non hanno ancora molta audience. Sarà che, forse, solo se si diventa una “lobby” forse, si può davvero aver voce in capitolo.

Insomma, pensa che ti ripensa, chissà che pure le donne italiane, non riescano questa volta, per un giorno o per una settimana, mentre sui media imperversano “patonze” e altre amenità, a far tornare in agenda quella parte della società che con braccia e cervello,  sorregge un sistema di welfare allo sfascio.

A memoria, scorrendo le mie rassegne stampa,  oltre Diego Della Valle, nell’ultimo anno,  ho visto pagine di “pubblicità” acquistate da associazioni di categoria, movimenti e altro sul Corriere, sul Sole24, su Repubblica. Questa pratica mi ha molto colpito.  In quegli annunci si leggeva tra le righe: “cari politici, non ci ascoltate, non ci ricevete? Eccoci qui, ricordatevi di noi, i  problemi sono qui, non potete ignorarci”.

Anche se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, è vero.

Beh, un tentativo fa fatto.

Scorrendo l’elenco delle dieci leggi, senza pregiudizio, chi non potrebbe essere d’accordo?  Si parla di diritto alla maternità,  democrazia paritaria, merito. Di ripristinare diritti che piano, piano sono stati o saranno cancellati. Dagli asili nido, dico gli asili nido. Alla pensione di reversibilità per le donne vedove. Al diritto di non firmare lettere di licenziamento in bianco se si rimane incinte.

Chi non potrebbe essere d’accordo, allora ?  Ah, già, le altre lobby. E allora proviamoci davvero.

Se non ora, quando?

Questo è l’elenco delle richieste di legge aggiornato al 4 ottobre 2011 al link  http://2eurox10leggi.blogspot.com/p/le-10-leggi.html.

Si tratta di idee discusse e proposte in un’ottica di genere ma nella convinzione che questi cambiamenti possa far progredire l’intera società composta da uomini e donne. Il documento definitivo sarà pubblicato in forma anonima (comparirà solo il numero delle donne che hanno partecipato) su un grande quotidiano nazionale.

1. Legge per il congedo obbligatorio condiviso. Introduzione del concetto di paternità obbligatoria.2. Legge per la maternità universale. Ovvero ogni donna che sceglie di diventare madre, sia essa single, sposata, lavoratrice dipendente o precaria, deve aver diritto al sussidio di maternità.3. Legge per la realizzazione di una reale democrazia paritaria. Una legge elettorale che, come quella campana, preveda la doppia preferenza di genere e una presenza al 50 per cento nelle liste.4. Legge contro le dimissioni in bianco e incentivi per una maggiore partecipazione delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni. Obiettivo: la parità ovunque, anche nei salari. 

5. Educazione sessuale e di identità di genere fin dalla scuola primaria su modello di quelle danesi. Istituzione di una Commissione che vigili sull’uso dell’immagine femminile nel mondo dei media.

6. Legge contro la violenza sessuale sul modello spagnolo. Si parte dall’educazione fino alla tutela dei e nei centri di accoglienza delle vittime, all’assistenza legale, alla punizione e recupero di chi opera violenza.

7. Leggi per il finanziamento della costruzione di asili nido di piccole dimensioni ma diffusi sul territorio, e per i tempi pieni di qualità nelle scuole primaria e secondaria di primo grado.

8. Legge che deliberi reali sostegni a tutte le tipologie di nuclei familiari con figli o con anziani a carico. Rivedere anche la legge sulle pensioni di reversibilità che ha danneggiato soprattutto le donne.

9. Una legge sul futuro. Provvedimenti per dare maggiore autonomia, anche economica ai giovani e alle giovani. Sulla proposta di Martine Aubry, finanziare il merito e la realizzazione in tutti i campi: dalla cultura all’industria.

10. Promuovere a tutti i livelli istituzionali, dai Comuni allo Stato Centrale, il Bilancio di Genere, che consente di ripartire in modo equo e più controllato le risorse a disposizione.

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