Vite precarie

Tutte, praticamente. Per salute, lavoro, destino.

Non è facile pensare senza dolore a Maria, Matilde, Giovanna, Antonella, Tina.

Cinque giovani donne, di cui una figlia del fantomatico “donatore di lavoro“, a cui va comunque la nostra pietà, morte sull’altare di un lavoro che non c’è, che ti porta ad accettare tutto quello che arriva.  Compresa la morte.

Penso a loro e penso a tutte le nostre vite precarie, senza nessuna guardia, piegate in una flessibilità continua.

Penso a chi tra noi, ormai, lavora la sera, il sabato, la domenica.  Su una macchina da cucire, ma anche davanti ad un pc o pulendo pavimenti.  Senza tregua, per pagare un mutuo, le rate della macchina,  gli studi ai figli o  fare la spesa.

Intanto, però, non posso a fare meno di pensare, in queste tristi giornate, in cui ci si accontenta di quello che si ha, anche a costo della morte, del triste spettacolo dato dai nostri politici.

Un balletto di volgarità bestiali che arrivano da chi dirige il nostro paese, che riduce sullo sfondo la crisi dei mercati economici internazionali e il vecchio ritornello delle  “banche da salvare”, che sono poi le stesse che speculano, o hanno speculato, contro gli stessi stati salvatori.

Senza che  nessuno che abbia messo regole, imposto controlli.  Ma solo pensato a dividere poltrone, dalle municipalizzate ai grandi cda.

Ma quanto vale il nostro lavoro? Parlo di quello realizzato da ognuno di noi, ogni giorno. Non vale più nulla, o sempre meno. Dai quattro euro all’ora pagate a quelle povere operaie sepolte sotto le macerie a Barletta, ai 2 euro pagati ad articolo ad un free-lance, anche sul web.

Tutto questo mentre  la “vera” politica, non riesce ad  intervenire.  A modificare nulla di questo status quo. Senza che ci sia uno straccio di progettazione, di idea per il nostro futuro, per  i nostri ragazzi.

Sul piatto solo la litania di tagli al welfare, ai servizi, alle scuole.  I sacrifici ai sacrificati?

No, non è stata una settimana facile. Lo giuro.

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