Genova, dieci anni dopo

Genova @batblog rosy battaglia Un’ anticipazione per i lettori di Batblog.  Uno stralcio di quanto ho  scritto per il progetto di e-book  “Per Genova, dieci anni dopo” dell’Associazione culturale 26X1 che verrà pubblicato nei prossimi mesi. 

…”Quando stendo i panni. In genere è  quello il momento, quasi quotidiano, in cui ripenso ai fatti di Genova. Perché? Dieci anni fa abitavo in una casa vicino ad una caserma N.A.T.O. dove ogni giorno,  a tutte le ore si alzavano e si posavano elicotteri in addestramento.

Ecco, dopo Genova, per quasi un anno, quando uscivo in terrazzo a stendere i panni, andavo in tachicardia. Il mio corpo rispondeva con tremori incontrollati a quell’esperienza che la mente aveva cercato, inutilmente, di scacciare.

Già, perché a Genova ho visto gli elicotteri della polizia buttarci addosso i lacrimogeni. Ho visto i miei amici scappare e piangere di paura. Ho visto ragazzi con le mani alzate pitturate di bianco sporche di sangue. Non so per quanto tempo ho guardato con malocchio carabinieri e polizia. E a mio figlio che oggi nei suoi giochi di bambino mi domanda “Mamma, la polizia è sempre buona, vero?”.  Confesso, alla sua domanda non sono riuscita a rispondere “si”. Ma un laconico “ci sono poliziotti bravi e poliziotti cattivi”. Mi assolvo solo per il fatto che “pure il Commissario Montalbano l’ha detto“.

Quante volte ho litigato per “Genova”.  La prima discussione fu addirittura alla vigilia della partenza con gli, allora, compagni di partito alla Festa dell’Unità. Un secolo fa, pensate, dieci anni fa esistevano ancora le feste dell’Unità e pure i “compagni”. Ai tempi ero iscritta ai Democratici di Sinistra. Ero una giovane militante attiva, ma che non dimenticava le proprie radici, quelle dell’associazionismo, della società civile a cui mi sentivo di appartenere. Inutilmente, quella sera, apprendendo della morte di Carlo, avevo annunciato in cucina: “Noi domani andiamo a Genova, perché il partito non c’è?”. La risposta dei dirigenti era stata vaga, i vecchi compagni ci avevano consigliato di lasciare perdere. Non era cosa.

Eppure mi ricordo, con rabbia, dopo essere passata indenne dal tunnel di Via Torino, quel sabato pomeriggio, come serpeggiasse forte, ancora di più, quella folle idea. Che nonostante tutto, a Genova, ci sarebbero dovuto essere tutti. Tutti i compagni della cucina, i dirigenti, i parlamentari. I fratelli, i colleghi di lavoro. Soprattutto quelli che ancora a distanza di anni pensano, o hanno capito,  che a Genova si era andati per menare le mani, per distruggere la città, per cercare lo scontro.  Che eravamo tutti “Black-bloc “e “facinorosi”.

Quelli che non hanno ancora compreso oggi, che a Genova si parlava di futuro. Si parlava di acqua, di diritti universali, di clima, dell’impatto sempre più devastante di una società dello sviluppo incapace di vedere oltre. Incapace di progettare un futuro per i propri figli.  

Per tanto tempo ci si è interrogati se quel “movimento” avesse poi “vinto” o “perso”. In fondo, tutto quello che era stato avanzato, osservato ed elaborato da Porto Alegre e dai Social Forum, si è, di fatto, verificato. Anche se il movimento era stato annientato a bastonate. E un’altra generazione di ragazzi era stata allontanata dall’impegno e dalla politica, con la paura. In fondo, però, le nostre idee erano avanzate. Oggi potremmo dire “avevamo già tutto previsto”. Ma le conclusioni sono doppiamente amare. Eravamo delle semplici e antiche Cassandre. Destinate a raccontare la verità, a predire il futuro e a non essere credute”.

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  3. […] chi vuole saperne di più su Genova 2001 , trovate diversi post sul Bablog ma vi rimando doverosamente al sito  di 10×100 dove  è in […]

  4. […] Ho risposto anch’io al loro appello. E ci vediamo venerdì. […]

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