Manovra economica e saldi di fine stagione

La spesa pubblica in Italia @batblog rosy battaglia “Molto semplicemente”. Ha esordito così il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla presentazione della manovra economica lo scorso giovedì, snocciolando l’elenco dei tagli per raggiungere il pareggio di bilancio concordato con la Comunità Europea entro il 2014:

  • 2 miliardi di euro per il 2011
  • 6 miliardi di euro per il 2012
  • 18 miliardi di euro per il 2013 + 2 miliardi recuperati dalla “delega su fisco e assistenza”
  • 25 miliardi di euro per il 2014 + 15 miliardi recuperati sempre dalla delega su fisco e assistenza sociale ( minori, disabili, anziani)

=Totale 51 miliardi. A cui si aggiungerà la “minaccia” dei tagli alla spesa sociale pari a 17 miliardi. Il ministro ha, infatti, precisato: “Noi presentiamo la delega al Parlamento, se non viene approvata scatta il taglio di tutti i regimi del 15%”.  In parole povere, oltre quanto previsto, la scure potrebbe cadere (alla cieca?)  su tutte quelle detrazioni IRPEF, dalle spese sanitarie a quelle per sostenere le persone con disabilità, fino alle attività sportive dei ragazzi con cui le famiglie italiane cercano di contenere l’erosione fiscale.

Niente saldi e vacanze. Quelle stesse che non andranno in vacanza quest’estate,  8 italiani su 10 secondo ADOC e non stanno partecipando, con entusiasmo, alla buona riuscita dei saldi di fine stagione . Ma per cui, seriamente, non si prospetta  un futuro radioso, semmai ai limiti della sopravvivenza. Già, c’è poco da scherzare: sperate vivamente di non rientrare nelle sotto-indicate “categorie”: donne con bambini in età scolare; persone con disabilità; over 60 vicini/e all’età pensionabile con salute cagionevole (reintroduzione del ticket) ;  senza un mezzo di locomozione privato ma anche abbonati al servizio pubblico. E chi più ne ha ne metta…

Bambini italiani sempre più poveri. A questo proposito altri dati mi sono tornati in mente. Quelli dell’OCSE, sull’ impoverimento dei bambini italiani e della difficoltà delle donne nel conciliare lavoro, famiglia e vita biologica. Dal primo rapporto dell’Osservatorio dedicato alle politiche per la famiglia, pubblicato lo scorso 26 aprile, l’Italia occupa le ultime posizioni nella classifica dei Paesi monitorati su tre indicatori fondamentali: fertilità, tasso di occupazione femminile e povertà infantile arrivata al 15,3% (rispetto ad una media OCSE del 12,7% e all’8% della vicina Francia). Un dato che si specchia in quell’esiguo 1,4% del PIL speso per le politiche familiari, percentuale sempre al di sotto della media dei Paesi OCSE (pari al 2,2%) e del 3,8% della stessa Francia.  E che, se correlato al dato sulla pressione fiscale, pari al 43,5% del PIL,  come ricordato da Roberto Mania  sull’ultimo Venerdì di Repubblica, ci pone al terzo posto dopo Danimarca e Svezia. Drammatico. Sconvolgente. Paghiamo di più per stare peggio.

Il costo della casta. Da questa situazione assurda partono varie considerazioni. Mi fa pensare, ad esempio, che anche il Sole24ore, stamani, solitamente ben distante degli editti grillini, abbia presentato una bella inchiesta: “La politica costa 23 miliardi all’anno“. Forse evidenziando il costo mostruoso di una casta incapace, che ha previsto i tagli alle proprie indennità solo dalla prossima legislatura? Ma i tagli alla spesa sociale non partiranno da questa? Intanto due giorni fa Paolo Flores D’Arcais sull’Espresso, ha rilanciato una proposta choc,  che alla luce di questi numeri e di quello che ognuno di noi sta vivendo sulla propria pelle, tanto choc non è.

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