Terremoti

Non sono mai stata a L’Aquila.  Ma ho incontrato e intervistato  cittadini ed artisti aquilani. Ne ho parlato dalle pagine di Terre_di_mezzo e Lettera 43.

Mi hanno dipinto una situazione difficile. Come se con il crollo della città, delle sue mura e con quelle morti che gravano sulla coscienza di tutti si fosse aperta una voragine.  Nella solidarietà, nel mettersi in rete. Nel ricostruire vite interrotte. Come se lo scomparire della città fisica abbia di fatto, sconquassato l’identità di una comunità.

Non è mancata la voglia di riscatto, anzi. Nemmeno la forza di chi, non potendo lavorare nel proprio territorio si è avventurato per altre piazze, altre regioni.  La forza di chi ha voluto riprendere la propria attività lavorativa ma deve confrontarsi, tuttora, con l’immobilità drammatica di locali inagibili.

Ecco, L’Aquila è lo specchio di questo paese. Dove V.I.P. e politici si concentrano sulle strategie da campagna elettorale e sono lontani anni luce dalla realtà quotidiana, sofferta da chi non ha più una casa, una moglie, un figlio, un lavoro. Non a caso tra i cittadini abruzzesi è partita una campagna “niente politici per l’anniversario del 6 aprile 2009”.

Ma proprio per questo L’Aquila e gli aquilani ce la devono fare. Dobbiamo cambiare questo paese, o no?

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