Quello che so, a vent’anni dalla morte di Paolo #Borsellino

Quello che so, è che questo Paese si è fermato nel 1992, a quella crisi economica, a quel tentennare delle istituzioni tra illegalità e legalità.

Quello che so è che il marcio, il degrado, la corruzione, la mancanza di dirittura morale, di rispetto verso i più deboli, verso le donne, verso le nuove generazioni, verso il nostro ambiente, la terra , i fiumi, i mari, nasce ed è cresciuta da quella decapitazione.

Quello che so,  è che non riesco a credere “all’innocenza di Giulio”, ad una classe politica a cui so di poter attribuire precise responsabilità, che ha dentro di sé il seme antico del sopruso, dello sprezzo per l’onestà, l’uso del “male per fare del bene” e rinnega ogni giorno il proprio dovere verso la nostra Costituzione, sulla quale ha giurato fedeltà.

Quello che so, è che non so stare zitta a  vent’anni dalla morte di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone con Francesca Morvillo, le donne e gli uomini delle scorte, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Emanuela Loi,  Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E  prima di loro Rocco Chinnici, Pio La Torre, Alberto Dalla Chiesa, Ninì Cassarà, Gaetano Costa, Rosario Livatino e tanti altri, magistrati e uomini dello Stato che oggi ci avrebbero dato un’Italia migliore.

Uomini e donne  che, non smetto di ricordare, hanno sacrificato consapevolmente la sua vita per tutti noi, anche a chi  mi dice, qui al nord,  “signorina, non parli di mafia, che stiamo bene così”.

Quello che so, leggendo e rileggendo “Le ultime parole di Falcone e Borsellino” che è vero. Il seme delle loro idee ha viaggiato per le scuole, oltre i libri di storia, grazie al lavoro di memoria storica operato dai nostri insegnanti ma che ora tocca a tutti noi, adulti e genitori che quegli anni di stragi li abbiamo vissuti, ricordare con loro.

Scriveva Paolo Borsellino all’alba del 19 luglio 1992, nell’ultima lettera scritta proprio ad una professoressa “E sono ottimista poiché verso di essa ( la criminalità mafiosa ndr) i giovani, siciliani e no, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni”.

Quello che so e non dimentico che tra quei giovani di allora, che quell’estate arrivarono dal nord e da tutta Italia a Palermo, per  portare solidarietà ai primi presidi che diedero vita al movimento dei lenzuoli bianchi, c’ero anch’io.

Ma esserci stata allora non mi esautorato a dimenticare quella “cultura della legalità” instillata nella mia generazione dall’opera e dalla testimonianza di  tanti magistrati, uomini e donne con vero senso dello Stato, che ci hanno insegnato i valori della nostra Costituzione. E che continuano a farlo tuttora insieme alla società civile, a quel movimento trasformatosi in realtà concreta, che trasforma i beni sequestrati alle mafie riportandoli all’uso della cittidinanza italiana guidato da Libera Associazione, numeri e nomi contro le mafie.

Ecco perché so che, in questo lasso di tempo, ognuno di  noi ha potuto scegliere da che parte stare.

Ognuno al suo posto, a scuola, nel proprio ruolo professionale, civile o politico. C’è chi lo ha fatto a  teatro, e rischia la sua vita per questo. C’è chi scelto da che parte stare, come Rita Atria e ha scelto di uccidersi per questo.

Quello che so, oggi, su “Il vile agguato” (confermo, leggerete non senza impazzire dalla rabbia il libro di Enrico Deaglio, come ha scritto Roberto Saviano)  è che non si è voluti arrivare alla verità sulla morte di Paolo Borsellino.

Ma la cosa più grave è che non riesco a rispondere alle domande di mio figlio. Un anno fa mi chiedeva chi era Paolo Borsellino, oggi mi chiede “perché l’ hanno ucciso, mamma?”

Quello che so che il mio dovere, il nostro dovere, è dare ai bambini come lui e a tutti noi una risposta. Dare una speranza e un futuro all’Italia onesta.

Perché lo so, non è morta. Anche se così vogliono farci credere.

“In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”

Giovanni Falcone, 1991 (“Cose di Cosa nostra”)

Bibliografia del post

Il vile agguato“, Enrico Deaglio, 2012, Feltrinelli

L’innocenza di Giulio“, Giulio Cavalli, Chiare Lettere

Le ultime parole di Falcone e Borsellino“, a cura di Antonella Mascali, 2012, Chiare Lettere

Palermo“, Antonio Ingroia, 2012, Melampo

Cose di Cosa nostra, Giovanni Falcone in collaborazione con Marcelle Padovani, 1991, Rizzoli.

Per saperne di più :

http://www.libera.it/

http://www.antimafiaduemila.com/

http://www.narcomafie.it/

http://www.stampoantimafioso.it/

http://www.19luglio1992.com/

http://www.ritaatria.it/

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